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28/78 Architettura. Cinquant'anni di architettura in Italia dal 1928 al 1978

28/78 Architettura. Cinquant'anni di architettura in Italia dal 1928 al 1978
Anno
1979
Città
Milano
Regione
Lombardia
Contesto espositivo
Istituzione
Sede espositiva
Palazzo delle Stelline
Promotore
Domus, Comune di Milano
Progetto di allestimento
Casati Cesare Maria, La Pietra Ugo, Ponzio Emanuele
Tipologia
Esposizioni collettive
Scheda

Organizzata dal 28 marzo al 13 maggio 1979 presso il Palazzo delle Stelline di Milano, la mostra 28/78 Architettura venne curata da una commissione omposta da Cesare Maria Casati, Ugo La Pietra, Agnoldomenico Pica, Maria Pia Quarzo Cerina, Gianni Ratto e Antonio Rossin.

Come dichiarato fin dal titolo, l’esposizione si proponeva come un’analisi del patrimonio architettonico italiano compreso tra il 1928 e il 1978, ovvero dall’anno di fondazione della rivista Domus, promotrice dell’iniziativa. L’obiettivo – secondo l’editore Gianni Mazzocchi – era quello di "presentare a tutto il mondo il cammino compiuto da tanti architetti e disegnatori, che proprio Domus ha illustrato e sostenuto in questo mezzo secolo" (28/78 Architettura 1979). Al tempo stesso, la mostra intendeva inserirsi all’interno di un ciclo più ampio di esposizioni volte a rilanciare Milano nel panorama culturale italiano ed europeo, dopo gli anni di forte tensione segnati dalle lotte sociali del decennio precedente.

L’allestimento era articolato in cinque sezioni, ciascuna volta a ripercorrere uno specifico periodo della storia dell’architettura italiana: dal 1928 al 1945; il periodo della ricostruzione, dal 1945 al 1948; la fase del boom economico, dal 1948 al 1960; il momento definito “più ricco e anche il più velleitario” – come ricordato da Ugo La Pietra in catalogo – che si dipanava dal 1960 al 1968; e, infine, il periodo della “crisi del ruolo degli intellettuali” (La Pietra 1979, p. 13), ossia la fase che dal 1968 giungeva fino agli anni immediatamente precedenti l’esposizione.

Questa scansione cronologica si poneva un obiettivo preciso: verificare l’importanza del progetto architettonico quale momento precedente alla realizzazione del manufatto. Al tempo stesso, l’intento era indagare la ricerca come possibile rifondazione della disciplina architettonica e come deriva critica rispetto alla produzione. Obiettivo ultimo era infine la verifica della ricerca architettonica come “fuga dalla realtà” (Ivi, p. 12): un’utopia tuttavia strumentale, che non mirava a immaginare una realtà inesistente, quanto piuttosto a "rappresentare il presente attraverso l’utopia al fine di creare un processo di accelerazione critica" (Ibidem).

Oltre alla mostra storica, l’esposizione comprendeva inoltre sette mostre personali dedicate ad altrettanti architetti italiani: Carlo Scarpa, Gio Ponti, Pierluigi Nervi, Luigi Moretti, Carlo Mollino, Angelo Mangiarotti ed Enrico Castiglioni. Si trattava di figure scelte – come sottolineava Agnoldomenico Pica nel catalogo – anche per la loro relativa scarsa notorietà presso il grande pubblico, "salvo i due più anziani, Nervi e Ponti" (Pica 1979, p. 92). Al contempo, la selezione consentiva di "abbracciare con un solo colpo d’occhio tutta la cinquantennale vicenda dell’architettura italiana di questi nostri tempi: dall’ultima eco della Secessione viennese, tradotta in Italia dal primo Ponti, alla fiducia nell’industrializzazione edilizia così fermamente professata da Mangiarotti" (Ibidem).

In ciascuna personale veniva messa in evidenza una specifica opera, ritenuta "eminentemente rappresentativa e riassuntiva dell’attività che si vuole illustrare, oppure notevole per la sua eccezionalità" (Ibidem). Per Pierluigi Nervi, ad esempio, venne proposto un focus sullo stadio “Berta” di Firenze, quale espressione significativa del razionalismo italiano; per Gio Ponti, invece, fu presentato il palazzo Montecatini di Milano, opera rappresentativa della maturità del razionalismo nazionale. Di Carlo Mollino venne esposta la sede della Società Ippica torinese, caratterizzata da richiami al cosiddetto “ritornante secentismo”, riferimento che, nel caso di Luigi Moretti, assumeva una declinazione legata alla tradizione barocca romana. La mostra personale di Carlo Scarpa era illustrata attraverso una serie di progetti nei quali la sua spiccata vocazione artigianale poteva manifestarsi con maggiore libertà e intensità (Pica 1979, p. 93). Per Enrico Castiglioni vennero presentate opere e progetti segnati da evidenti richiami all’architettura islamica, mentre per Angelo Mangiarotti l’attenzione si concentrava sull’audacia delle soluzioni modulari e prefabbricate.

Bibliografia

28/78 Architettura. Cinquant'anni di architettura in Italia dal 1928 al 1978, catalogo della mostra (Milano 1979), Milano 1979.

Pica, Agnoldomenico (1979). Sette protagonisti, in 28/78 Architettura 1979, pp. 92-93.

La Pietra, Ugo (1979). Ricerca, in 28/78 Architettura 1979, pp. 12-14.

Scheda a cura di
Andrea Capriolo
Come citare la scheda

28/78 architettura. Cinquant'anni di architettura in Italia dal 1928 al 1978, Milano, 1979 (Andrea Capriolo, 2025), in "PER - Pensiero Esibito Radicale".

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