Como, architettura e città
Organizzata a partire dal 3 novembre 1966 presso il Palazzo del Broletto di Como, la mostra Como, architettura e città si poneva l’obiettivo di documentare in modo organico e sistematico la storia urbanistica della città lariana dall’antichità fino alla contemporaneità. Il percorso espositivo prendeva avvio dalle prime fortificazioni romane, individuate come momento fondativo dell’assetto urbano, per giungere progressivamente alle vicende del Razionalismo, stagione che avrebbe fatto di Como uno dei centri più significativi del movimento architettonico moderno in Italia.
In questa prospettiva di lunga durata, la mostra ricostruiva le principali fasi di trasformazione della città attraverso un ricco apparato documentario, composto da planimetrie, incisioni e immagini storiche, che consentivano di restituire visivamente l’evoluzione dell’impianto urbano nelle diverse epoche. Tali materiali accompagnavano il racconto delle varie fasi della storia cittadina – dal periodo romano a quello medievale e signorile – mettendo in evidenza i processi di stratificazione e continuità che avevano progressivamente definito la forma della città (Mantero 1966, p. 3).
Il percorso espositivo si soffermava in particolare sul periodo comunale e su quello delle signorie, individuati come momenti cruciali nella costruzione della città moderna. Queste fasi venivano lette non come semplici antecedenti storici, ma come passaggi determinanti nella definizione di assetti spaziali, funzioni civiche e relazioni tra architettura e potere, ponendo le premesse per gli sviluppi successivi.
Secondo Enrico Mantero, autore dei testi in catalogo, il vero momento di svolta nella configurazione della città moderna coincideva tuttavia con il periodo del dominio austriaco e, in particolare, con il “riordino fiscale e territoriale” (Mantero 1966, p. 5), che introdusse nuovi criteri amministrativi e una più razionale organizzazione del territorio urbano. A questa fase seguì il periodo napoleonico, interpretato come un ulteriore momento di riorganizzazione funzionale e simbolica della città, durante il quale Como venne dotata di nuove attrezzature civili e culturali, tra cui il teatro sociale, la biblioteca pubblica e il cimitero, presentati in mostra come elementi cardine di un più ampio progetto di modernizzazione urbana.
Le ultime sezioni dell’esposizione erano dedicate agli interventi di rimodernizzazione urbanistica del Novecento, con particolare attenzione alle trasformazioni avvenute durante il periodo fascista. Per illustrare questa fase, la mostra affiancava ai materiali progettuali e alle immagini d’archivio una selezione di giornali e periodici dell’epoca, tra cui La Città Nuova, utilizzati come strumenti di propaganda e di costruzione del consenso intorno ai programmi di rinnovamento urbano. Accanto a questi materiali, erano inoltre esposti collage fotografici di forte impatto critico e visivo, come La tavola degli orrori, già presentata alla Prima Esposizione Italiana di Architettura Razionale del 1928, che consentivano di mettere in luce le contraddizioni e le tensioni insite nei processi di trasformazione della città.
In questo modo, Como, architettura e città non si limitava a offrire una ricostruzione storica dell’evoluzione urbana, ma proponeva anche una riflessione sul ruolo dell’architettura e della rappresentazione visiva come strumenti di lettura critica della città, sottolineando il legame tra progetto, politica e trasformazione dello spazio urbano.
Mantero, Enrico (1966). [Senza titolo], in Como, architettura e città, ciclostilato 1966, pp. 1-5.
Como architettura e città, Como, 1966 (Andrea Capriolo, 2025), in "PER - Pensiero Esibito Radicale".





