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Europa-America, Centro storico-suburbio

Europa-America, Centro storico-suburbio
Anno
1976
Città
Venezia
Regione
Veneto
Contesto espositivo
Istituzione
Sede espositiva
Magazzini del Sale alle Zattere
Promotore
La Biennale di Venezia
Progetto di allestimento
Valle Gino
Tipologia
Esposizioni periodiche
Scheda

In occasione della Biennale di Venezia del 1976 venne allestita ai Magazzini del Sale alle Zattere una mostra intitolata Europa-America, Centro storico-suburbio (31 luglio-10 ottobre). L’obiettivo, dichiarato dagli organizzatori Franco Raggi e Vittorio Gregotti, era quello di innescare un confronto fra istanze europee e statunitensi in materia di urbanistica, affrancandosi dall’etichetta di postmoderno che identificava "i modi di esistenza dell’architettura recente come una specie di gonfiore, di deformazione, di ingrandimento della superficie" (Europa-America 1978, p. 7).

Impostata da Gregotti già a partire dal novembre 1975 e approvata dal Consiglio direttivo della Biennale nel gennaio 1976, l’esposizione si articolò in due sezioni diverse sia per scelte di allestimento sia per selezione delle opere. La sezione europea, inizialmente assegnata a Bernard Huet, si risolse in quattordici personali affidate agli architetti coinvolti, ossia: Atelier d’Urbanisme et d’Architecture, Carlo Aymonino, Oriol Bohigas, Herman Hertzberger, Hans Hollein, Lucien Kroll, Aldo Rossi, Álvaro Siza, Alison e Peter Smithson, James Stirling, Ricardo Bofill e il Taller de Arquitectura, Oswald Mathias Ungers, Aldo Van Eyck e Giancarlo De Carlo. L’altra, dal titolo Suburban Alternatives: 11 American Projects, predisposta da Peter Eisenman con l’Institute for Architecture and Urban Studies di New York, si tradusse invece in undici «progetti immaginari» sul tema della periferia. Ad esporre in questa sezione, oltre al curatore Eisenman, furono Raimund Abraham, Emilio Ambasz, John Hejduk, Craig Hodgetts, Robert Venturi e Denise Scott Brown, Richard Meier, Charles Moore, César Pelli, Robert Stern e Stanley Tigerman (La Biennale di Venezia 1976, pp. 235-264).

La mostra occupava solamente cinque dei nove magazzini: due destinati alla parte europea, due a quella americana e uno alla "sezione film-video-slides". Della sistemazione di questi ambienti fu incaricato Gino Valle, che stese i progetti fra aprile e luglio.

Nell’allestimento del settore europeo Valle, condizionato dal passo irregolare delle paraste, accostò lungo le pareti dei pannelli ancorandoli agli appoggi a mensola delle travi, mentre al centro posizionò dei divisori ad angolo retto, appesi mediante coppie di tiranti a V e slittati fra di loro in virtù della non ortogonalità delle capriate alle mura longitudinali. A seguito di questo slittamento i pannelli centrali contrapposti e le pareti laterali andavano a descrivere degli spazi dalla conformazione esagonale, ciascuno riservato alle opere di uno dei quattordici autori europei.

Più flessibile e regolare appariva la sistemazione del settore americano con percorso anulare di visita, dove i pannelli laterali, dislocati sempre fra i contrafforti e ancorati per mezzo di tiranti alle mensole di sostegno della copertura, erano centrati su trave singola oppure sottostavano a due catene; lungo l’asse centrale invece i pannelli, non allineati a quelli a parete, risultavano paralleli ai muri e collocati al di sotto di coppie di capriate a cui erano vincolati e tirantati.

Una volta ultimati l’allestimento e l’inaugurazione, nei primi due giorni di agosto si tenne nel Palazzo del Cinema al Lido di Venezia un convegno sul tema Quale movimento moderno, dove numerosi studiosi e architetti furono invitati a riflettere su quanto la loro generazione si riconoscesse come erede della tradizione della modernità (Annuario 1979, pp. 244-245).

La mostra, che riscosse un ampio consenso anche a livello internazionale, aggiunse entro la cornice della rassegna veneziana un tassello cruciale al graduale percorso di emancipazione dell’architettura dalle arti visive. A cogliere in particolare questo cambio di passo fu il critico francese Pierre Restany, che sulle pagine di Domus descrisse, nel novembre 1976, le esposizioni ideate da Gregotti nei termini di "una bella rivincita degli architetti, degli ingegneri, degli studiosi di statistica sui pittori, gli scultori, i critici d’arte" (Barilli, Battcock, Restany 1976, p. 8).

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Immagini

Fig. 1: Veduta dell’allestimento della sezione europea, 1976. Courtesy archivio Franco Raggi

Fig. 2: Allestimento dello spazio riservato all’architetto britannico James Stirling, 1976. Courtesy archivio Franco Raggi

Fig. 3: Veduta dell’allestimento della sezione americana, 1976. Courtesy archivio Franco Raggi

Fig. 4: Veduta dell’allestimento della sezione americana, 1976. Courtesy archivio Franco Raggi

Bibliografia

- Barilli, Renato, Battcock, Gregory, Restany, Pierre (1976). “La Biennale di Venezia”, Domus, 564, novembre, pp. 1-19

- La Biennale di Venezia (1976). La Biennale di Venezia 1976. Ambiente, partecipazione, strutture culturali, catalogo della mostra (Venezia 1976), Venezia

- Europa-America (1976). Europa-America. Architetture urbane, alternative suburbane, catalogo della mostra (Venezia 1976), a cura di Franco Raggi, Venezia

- Annuario (1979). La Biennale di Venezia. Annuario 1978. Eventi del 1976-77, Venezia

Fonti archivistiche

- Udine, Archivio Studio Valle Architetti Associati

- Venezia, ASAC (https://www.labiennale.org/it/asac): Arti visive; Organi di gestione, Consiglio direttivo, Deliberazioni del Consiglio direttivo; Organi di gestione, Consiglio direttivo, Verbali; Organi di gestione, Consiglio direttivo, Verbali e altri materiali portati alla discussione del Consiglio di Amministrazione

Scheda a cura di
Davide Sartori (2026)
Come citare la scheda

Europa-America, Centro storico-suburbio, (Davide Sartori, 2026) in “PER-Pensiero Esibito Radicale”

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