II Biennale Internazionale di Architettura di Venezia – Architettura nei paesi islamici
Fra il 20 novembre 1982 e il 6 gennaio 1983, si tenne al Padiglione Italia dei Giardini di Castello la Seconda Mostra Internazionale di Architettura curata da Paolo Portoghesi, con il titolo Architettura nei paesi islamici. Venezia fu scelta come "postazione di osservazione" ideale: ponte simbolico tra Occidente e Oriente, scenario privilegiato per esplorare la produzione architettonica di un vasto territorio che si estende dall'India al Marocco.
Nel catalogo di mostra, Portoghesi sottolineava come l’influenza della cultura islamica fosse cresciuta, sin dalla fine dell'Ottocento, sul pensiero occidentale ‒ influendo su figure del calibro di Gaudí, Wright e Le Corbusier. In questo orizzonte, la mostra intendeva presentare l'architettura islamica come un'alternativa alla freddezza del modernismo, con attenzione all'ambiente, alla spiritualità, al ruolo sociale dell'architettura e alla sostenibilità culturale.
L'allestimento mostrava progetti sia realizzati sia in fase di realizzazione, frutto di un dialogo fra tradizione locale e tecnologie costruttive moderne. Particolarmente rilevante fu la presenza di Hassan Fathy, giovane architetto egiziano noto per un approccio "vernacolare" alla modernità. Accanto al corpus principale, la Biennale ospitò monografie dedicate a figure come Fernand Pouillon e Louis Kahn, presentando disegni destinati a contesti asiatici (India, Pakistan) e i progetti di Le Corbusier per Algeri e Chandigarh. Inoltre, la mostra conteneva proposte di restauro o riqualificazione di insediamenti tradizionali, riflettendo una tendenza attenta al patrimonio urbano islamico.
Portoghesi utilizzava la mostra come strumento critico per mettere in discussione l'universalismo formale del modernismo. La componente spirituale e simbolica dell'architettura islamica veniva proposta come antidoto alla freddezza e autoreferenzialità del linguaggio moderno. In tal senso, Architettura nei paesi islamici non si limitava a documentare, ma operava una vera e propria torsione ideologica, inscrivendosi in quella tendenza postmoderna a rivalutare l'identità, la memoria, il contesto sociale e culturale.
Parallelamente, emerge una dimensione teorica significativa: Paolo Cuneo (Cuneo 1983, p, 219-236) nel catalogo della mostra, evidenziava una riflessione originale sulla città storica islamica come fenomeno in continua autorigenerazione. Egli suggeriva che conservazione e trasformazione dovessero essere concepite come parti complementari di un unico processo progettuale ‒ anticipando una visione urbana innovativa. In tempi più recenti, in un articolo pubblicato su Domus, Helen Thomas associa alla Biennale una riflessione sul ruolo culturale della tecnologia: in un periodo in cui l'estetica del progresso modernista sembra inarrestabile, Portoghesi poneva in discussione il suo valore e proponeva una lettura mediterranea, più "umana", del binomio tecnologia-cultura (Thomas 2020).
Non mancarono le critiche: alcuni osservatori interpretarono l'esposizione come un'operazione segnata dall’influenza del "petrodollaro" in campo culturale; al tempo stesso dibatterono sull'autenticità dell'architettura islamica moderna raccontata da architetti occidentali. Tuttavia, più che rispondere a queste obiezioni, il valore della mostra risiede nell'aver trasformato lo spazio espositivo in un dispositivo ideologico, operativo e simbolico ‒ capace di strutturare un discorso su modernità, identità, spiritualità e tecnologia.
Da sottolineare come la mostra anticipava, inoltre, il progetto della Grande Moschea di Roma – firmato da Portoghesi con Vittorio Gigliotti, Sami Mousawi e Nino Tozzo – destinato a diventare tra le opere più rappresentative della sua carriera. L'esposizione ne costituiva quasi una legittimazione preventiva, affermando la necessità di un'architettura del dialogo, capace di dare forma a una convivenza culturale e religiosa.
CUNEO 1982: Paolo Cuneo, “Le città del mondo islamico tra conservazione e trasformazione”, in Architettura nei Paesi Islamici. Seconda mostra internazionale di architettura, a cura di Paolo Cuneo, Ludovico Micara, Attilio Petruccioli, Venezia, Edizioni La Biennale di Venezia, 1982, pp. 219- 236.
CUNEO 1986: Paolo Cuneo, Storia dell’urbanistica. Il mondo islamico, Roma-Bari, Laterza, 1986.
THOMAS 2020: Helen Thomas, “Technology and architecture: from the Venice Biennale of 1982 to Yasmeen Lari’s ‘instant islamic’”, in Domus, 1050, ottobre 2020.
II Biennale Internazionale di Architettura di Venezia – Architettura nei paesi islamici, Venezia, 1982 (Andrea Capriolo, 2025), in "PER - Pensiero Esibito Radicale".







