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Max Bill

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Anno
1977
Città
Parma
Regione
Emilia-Romagna
Contesto espositivo
Istituzione
Sede espositiva
Palazzo della Pilotta
Promotore
CSAC - Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma, Comune di Parma, Regione Emilia-Romagna
Tipologia
Esposizioni monografiche
Scheda

Nel 1977 lo CSAC - Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma, con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna, dedicò una mostra monografica all’artista e architetto svizzero Max Bill (Winterhur, 1908 - Berlino, 1994), con l’intento di compiere una “analisi storica della ricerca di Bill" e di redigere una "prima rassegna dell’opera intera” dell’artista (Quintavalle in Max Bill 1977, s.p.)

L’esposizione, organizzata da Arturo Carlo Quintavalle in stretta collaborazione con Max Bill e con la moglie Binia, ripercorreva la lunga carriera dell’artista e presentava 410 opere, poi raccolte nel catalogo (Max Bill 1977). Il percorso espositivo prendeva avvio dalle primissime prove di Bill – tra cui gli acquerelli realizzati durante i numerosi viaggi in Italia – e, attraverso il confronto con Paul Klee e il Bauhaus, evidente soprattutto nel disegno a penna Zwei Freundinnen Katt und Hilde (1927) e nell’acquerello su carta azzurra Teilung und Multiplikation (1929), giungeva al rapporto diretto con il movimento parigino Abstraction-Création, avvenuto tra il 1932 e il 1936. L’allestimento proseguiva con Tektonische Konstruktion (1935-1936) e Quindici variazioni su di uno stesso tema (1935-1938), incentrate sullo studio del limite delle forme, nonché con i manifesti, tramite i quali l’artista condusse una “analisi metalinguistica del proprio oppure dell’altrui linguaggio” (Quintavalle, in Max Bill 1977, p. 135). 

L’ultima sezione era dedicata all’architettura e vedeva l’esposizione di progetti e riprese fotografiche, eseguite appositamente da Quintavalle con l’aiuto dei professori Massimo Mussini e Luigi Allegri. La prime architetture documentate erano la Casa e studio di Max Bill a Zurigo (1932-1933), articolata su tre piani e ispirata alle ricerche di Walter Gropius e Le Corbusier, e il Padiglione svizzero alla Triennale di Milano (1936), una “vetrina-sequenza retta […] su sottili pilastri […] come una specie di lecorbusiana finestra continua” (Quintavalle in Max Bill 1977, p. 137). Quattro fotografie documentavano, inoltre, l’Abitazione in elementi prefabbricati costruita a Bremgarten nel 1942 e il Padiglione “Die gute Form” alla Schweizer Mustermesse di Basilea (1949), quest’ultimo affiancato dalla planimetria che rendeva visibile il cammino a serpentina progettato da Bill.

Il percorso continuava con le architetture degli anni Cinquanta: il Progetto per il padiglione svizzero alla Biennale di Venezia (1951), nel quale riprendeva la parete vetrata di ascendenza gropiusiana e le geometrie di De Stijl; il Padiglione svizzero alla Triennale di Milano (1951), caratterizzato dalla presenza di cilindri luminosi; e la Hochschule für Gestaltung di Ulm (1950-1955), una struttura scolastica – apparentemente ispirata al Bauhaus di Dessau – composta da biblioteca, mensa, aula magna e aule per le lezioni, officine e laboratori, alloggi per gli studenti e abitazioni per i docenti, tutti spazi progettati in stretta relazione con l’ambiente circostante. Il decennio si chiudeva con il Padiglione per la città di Ulm all’esposizione regionale Baden-Württemberg a Stoccarda (1955), documentato da uno scatto fotografico e dalla planimetria, e con il Cinevox Neuhausen am Rheinfall (1957-1958).

La mostra si concludeva con le fotografie delle architetture degli anni Sessanta, ovvero la Casa Fleckhaus a Odenthal (1960-1961), un sistema architettonico concepito in stretto rapporto con l’ambiente naturale; la sezione culturale Bilden und Gestalten per lo Schweizerische Landesausstellung di Losanna (1964), un sistema costruttivo modulare di elementi prefabbricati animati da “invenzioni molto stimolanti” (Quintavalle in Max Bill 1977, p. 141); il ponte in cemento armato a Lavina Toebl (1966-1967); la casa dell’artista a Zumikon (1967-1968) e, per finire, gli edifici degli Studi Radio di Zurigo (1964-1974), che racchiudevano la lunga ricerca di Bill sulla funzione narrativa della geometria

Bibliografia

- Max Bill (1977). Catalogo della mostra (Parma 1977), a cura di Arturo Carlo Quintavalle, Quaderni CSAC n. 38, Parma 1977

Fonti archivistiche

- Parma, CSAC - Centro Studi e Archivio della Comunicazione, Fondo Max Bill (https://www.csacparma.it)

Scheda a cura di
Beatrice De Francesco
Come citare la scheda

Max Bill, Parma, 1977 (Beatrice De Francesco, 2026), in “PER-Pensiero Esibito Radicale”

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