Mostra delle opere dell’Architetto futurista Sant’Elia
La mostra inaugurava le manifestazioni commemorative dedicate all’architetto comasco Antonio Sant’Elia ideate da Filippo Tomaso Marinetti come apice della valorizzazione del progettista avviata nell’aprile 1923 presso la Casa d’Arte Bragaglia e come risposta all’avanzata razionalista del Gruppo 7 (Godoli 2016, pp. 33-35).
Si svolse al Salone del Broletto di Como dal 14 settembre al 3 ottobre 1930 (Mostra delle opere 1930a), per poi proseguire prima alla Galleria Pesaro di Milano nell’ottobre (Mostra Futurista 1930), infine all’Associazione Artistica di Roma dal 6 al 17 dicembre dello stesso anno (Mostra delle opere 1930b). Si ipotizzò un trasferimento a Berlino (Metalli 1931) che tuttavia non ebbe seguito.
L’iniziativa mirava a presentare al pubblico quasi l’intero corpus di ambito architettonico riconosciuto come autografo (“L’architetto futurista” 1930). Sotto l’eloquente titolo di La città futurista erano raccolti 95 disegni provenienti per lo più dallo studio per la Città nuova del 1913-1914, suddivisi in otto sezioni: grattacieli, stazioni, teatri, centrali elettriche, officine, hangar, ville e un più generico settore dedicato alle “architetture” (Mostra delle opere 1930a, pp. 33-37).
Ordinate dal poeta e pittore futurista udinese Michele Leskovic, detto Escodamè, le mostre offrivano una verifica visiva dei precetti espressi nel Manifesto del luglio 1914. Attraverso prospetti e proiezioni si veicolavano gli aspetti più grafici che non tecnici del linguaggio di Sant’Elia: "Schierati con bell’ordine lungo le pareti della 'Pesaro', si vedono progetti di casamenti con ascensori esterni, case gradinate, grattacieli con fari, gallerie, hangar per dirigibili, torri-faro, ponti, 'dinamismi architettonici', 'dolomiti di cemento armato' e così via" (Costantini 1930, pp. 305-306).
Nate da presupposti comuni, le mostre comasca e romana differivano per impostazione da quella milanese. Da un lato emergeva il ruolo precursore di Sant’Elia rispetto all’architettura coeva internazionale: il testo commemorativo di Marinetti, Sant’Elia e la nuova architettura – espressione che non può lasciar indifferenti pensando al di poco successivo Die neue Architektur und das Bauhaus di Walter Gropius (1935) – ne elogiava la modernità “futurista” determinando una prospettiva che avrebbe connotato il dibattito sul posizionamento di Sant’Elia tra futurismo, modernismo e razionalismo (Zevi 1956; Caramel 1962; Godoli 2016)
Alla Galleria Pesaro, invece, il titolo mutava in Mostra Futurista dell’Architetto Sant’Elia e pittori: rimarcando la relazione tra l’architettura santeliana e la produzione pittorica e scultorea futurista si implicava l’attiva partecipazione del comasco al movimento marinettiano, di cui si riconosceva la rilevanza e l’influenza alla pari di Boccioni e Balla, in contrasto con l’impronta della Prima Esposizione d’arte del gruppo Nuove Tendenze (Milano, Famiglia Artistica, 20 maggio - 10 giugno 1914), in cui undici tavole de la Città nuova e cinque «schizzi d’architettura» di Sant’Elia furono esposti in dialogo con gli andamenti liberty e simbolisti di Leonardo Dudreville, Adriana Bisi Fabri, Alma Fidora e Achille Funi.
La mostra del 1930, calata nel contesto di una più decisa propaganda nazionalista, assumeva un valore celebrativo. Su Architettura e Arti decorative le strutture "nude e definitive" di Sant’Elia furono assurte a esempio di maggiore fantasia e sperimentazione, nonché libertà dai dettami della borghesia, rispetto alle soluzioni coeve statunitensi (Reggiori 1931, p. 330), lettura che contrastava con la caratura europeista proposta da Alberto Sartoris nella monografia sull’architetto pubblicata da Scheiwiller nello stesso 1930 (Sartoris 1930, pp. 13-15).
Questo tema tornò anche in occasione della serata di chiusura delle celebrazioni santeliane a Como (6 ottobre 1930), durante la quale Escodamè declamò la poesia di Farfa Santa architettura (“La chiusura dell’onoranza” 1930).
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Immagini
Fig. 1: Antonio Sant’Elia, Casamento con ascensori esterni, galleria, passaggio coperto, su tre piani stradali, 1914
- Costantini, Vincenzo (1930). “Cronache milanesi. Futuristi”, Emporium, LXXII, 431, pp. 305-308
- “La chiusura dell’onoranza a Como in memoria dell’Architetto Sant’Elia” (1930). Corriere della Sera, 7 ottobre, p. 5
- Mostra delle opere dell’architetto futurista comasco Sant’Elia (1930a). Catalogo della mostra (Como 1930), Como
- Mostra Futurista dell’Architetto Sant’Elia e pittori (1930). Catalogo della mostra (Milano 1930), Milano-Roma
- Mostra delle opere dell’architetto futurista comasco Sant’Elia (1930b). Catalogo della mostra (Roma 1930), Roma
- Sartoris, Alberto (1930). Sant’Elia, Milano
- Reggiori, Ferdinando (1931). “In memoria di Sant’Elia”, Architettura e Arti Decorative, X, 7, pp. 325-331
- Zevi, Bruno (1956). “Poetica di Sant’Elia e ideologia futurista”, L’Architettura. Cronache e storia, 13, novembre
- Caramel, Luciano, Longatti, Alberto (1962). Catalogo della mostra permanente di Antonio Sant’Elia (Como 1962), Como
- Longatti, Alberto (1991). Quel “visionario di ferrigne visioni, in Antonio Sant’Elia. Architetture disegnate, catalogo della mostra (Venezia 1991), Venezia, pp. 51-71
- Godoli, Ezio (2016). Marinetti e la celebrazione futurista di Sant’Elia, in Antonio Sant’Elia. Manifesto dell’Architettura Futurista. Considerazioni sul centenario, a cura di Franco Purini, Lina Malfona, Monica Manicone, Roma, pp. 23-45
Mostra delle opere dell’Architetto futurista Sant’Elia, Como, 1930 (Veronica Locatelli, 2025), in “PER-Pensiero Esibito Radicale”.






