Esposizione del Nucleo di Architetti di Milano, I Mostra Biennale delle Arti Decorative Internazionali
In occasione della I Mostra Biennale delle Arti Decorative Internazionali svoltasi presso la Villa Reale di Monza dal 19 maggio 1923 fino al mese di ottobre, le sale nn. 73 e 74 del piano terra dell’edificio neoclassico erano assegnate a un "anonimo Nucleo Architetti di Milano [che] vi espone una serie di disegni di case in cui invano si cercherebbe un richiamo ai vecchi stili; sono case quadrate, lisce, cubiche o prismatiche o piramidali come se fossero composte di monoliti marmorei, templi disegnati con la riga e con la squadra secondo l’unica preoccupazione di segnare le masse totali esenti da ogni benché minimo spunto decorativo. È l’architettura richiamata alle origini e quindi naturalmente imparentata con le costruzioni dell’Assiria e dell’Egitto" (Papini 1923, p. 14). La descrizione fornita dal critico pone subito l’accento sulla peculiarità della proposta del Nucleo milanese rispetto all’approccio che aveva caratterizzato il linguaggio architettonico in occasione della grande mostra di Torino del 1902 e che ancora si ritrovava nelle espressioni decorative degli arredi coevi: pulizia dei volumi con conseguente effetto di semplificazione delle forme e richiamo all’essenza geometrica delle architetture antiche, e assenza di cenni al gusto floreale di stampo liberty, relegato da Papini a moda effimera e ormai soppiantato, a suo dire, da una riconoscibile tendenza al "geometrismo puro".
Il progetto e il pensiero architettonico alla sua base erano proposti al pubblico tramite una serie di disegni di case allestiti direttamente a parete, dipinta di colore scuro fino all’incrocio con la volta, e disposti in sequenza su una fila: nessuna pianta mostrava la distribuzione degli spazi interni al fine di portare l’attenzione del visitatore sulla possibile resa finale del progetto. La gamma cromatica che connotava i progetti era ridotta a uno o due toni, sia per gli esterni sia per gli interni, creando un senso rigoroso di armonia e ordine.
A sottolineare questa scelta, erano allestiti prototipi di corredi – quali vasi, posti su plinti parallelepipedi sempre di colore scuro, e fontane in pietra artificiale, ognuna posta al centro della rispettiva sala (Prima esposizione internazionale 1923, p. 57) – dove l’unica concessione a una funzione anche decorativa dell’oggetto era costituita dal gioco di chiari e scuri ottenuto dalla lavorazione a smusso del materiale con cui erano realizzati.
Se la "sala dei disegni e progetti del Nucleo architetti di Milano, capeggiati da Giandante X, era l’unica voce in tutta l’esposizione dedicata al fare architettonico nelle sue varie fasi progettuali" (Pansera 1978, p. 139), in generale la rassegna monzese peccava di un certo eclettismo di stili, riscontrabile anche nella prima sezione dedicata all’Edilizia, rispondendo di fatto a una precisa impostazione della mostra che rifletteva una diffusa esigenza di gusto, nonché il contesto di passaggio in cui si svolgeva: il rigore della ricerca architettonica del Nucleo di Architetti di Milano e della sua esposizione si poneva in antitesi a questa tendenza, preannunciando gli sviluppi razionalisti di poco successivi.
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Immagini
Fig. 1: Una delle due sale del Nucleo di Architetti di Milano, Monza, 1923, in Papini 1923, p. 15
- Papini, Roberto (1923). Le arti a Monza nel MXMXXIII, Bergamo, in parte ripreso in id., “La mostra delle arti decorative a Monza”, Emporium, LVII, 341, maggio 1923, pp. 275-290
- Prima esposizione internazionale (1923). Prima esposizione internazionale delle arti decorative. Catalogo, catalogo della rassegna (Monza 1923), Milano
- Pansera, Anty (1978). Storia e cronaca della Triennale, Milano
- Milano, Archivio della Triennale di Milano (https://archivi.triennale.org)
Esposizione del Nucleo di Architetti di Milano, Monza, 1923, (Veronica Locatelli, 2025) in “PER-Pensiero Esibito Radicale”.






