La città ostile
Tra le iniziative che “visualizzarono” i temi della didattica alternativa e che contribuirono a definire un clima di forte sperimentazione metodologica all’interno della Facoltà di Architettura di Milano, si colloca anche La città ostile. La realtà urbana nelle sue contraddizioni storiche, allestita nella primavera del 1976, all’interno dei locali di via Durando. La mostra fu ideata e realizzata da un gruppo di studenti del corso di Letteratura italiana tenuto da Mario De Micheli, figura di riferimento nella riflessione sui rapporti tra arti visive e società, e per l’occasione supervisionati dall’architetto Attilio Pizzigoni, già coinvolto nei percorsi di rinnovamento pedagogico attivi in facoltà (Amico 2025, p. 29). L’esposizione si inseriva nel solco tracciato da altre due iniziative precedenti ‒ Mostra crescente sulla città, Per quale Milano ‒, anch’esse frutto di laboratori didattici collettivi, e condivideva con esse l’intento di strutturare un dialogo critico con il tessuto urbano milanese, assumendo la città come spazio privilegiato per un’indagine sulle dinamiche sociali, economiche e culturali del presente (Capriolo 2025, p. 134).
Nella prefazione al catalogo, De Micheli sottolineava la dimensione processuale e pubblica dell’iniziativa, affermando: “Questa mostra […] diventerà itinerante in biblioteche e scuole, accompagnata da incontri e dibattiti, svolgendo così un compito didattico di indubbio interesse. Così, un prodotto interno alla scuola si trasforma in avvenimento esterno, in tramite concreto di rapporto, in discorso aperto e quindi anche in momento di verifica di un’attività e di un’impostazione” (De Micheli 1976). La volontà di rendere l’esposizione uno strumento di confronto collettivo emergeva chiaramente anche dal colophon, dove la mostra era definita come “Mostra didattica itinerante della ‘Ricerca De Micheli’”, enfatizzando il carattere laboratoriale del progetto e la sua vocazione alla circolazione sul territorio.
La mostra era concepita come uno strumento didattico, volto a indagare la città come luogo in cui si concentrano e si rendono visibili le contraddizioni sociali. Il progetto adottava un approccio storico-critico che intrecciava l’analisi dei processi di trasformazione urbana, la lettura dei conflitti sociali legati allo sviluppo economico e l’uso delle immagini come materiale interpretativo per comprendere il rapporto tra spazio costruito e dinamiche collettive. Per poter meglio “visualizzare” tali intenti, l’allestimento era composto da pannelli eliografati, una scelta tecnica e formale che rifletteva l’intenzione di mantenere un formato accessibile, riproducibile e adatto alla dimensione itinerante (Capriolo 2025, pp. 134-135).
Il percorso espositivo si articolava in tre sezioni principali, costruite secondo uno sviluppo cronologico. La prima era dedicata alla crescita urbana ottocentesca, ai processi di industrializzazione, alle prime forme di razionalizzazione dello spazio urbano e alle utopie sociali di Robert Owen e Charles Fourier, considerate esempi di tentativi precoci di conciliare sviluppo economico e giustizia sociale. La seconda sezione indagava le trasformazioni dei primi decenni del Novecento, mettendo in tensione l’esaltazione del progresso, tipica del clima modernista, e le prime critiche legate ai conflitti di classe, alle migrazioni interne e alle forme emergenti di segregazione urbana. La terza parte affrontava infine la seconda rivoluzione industriale e le contraddizioni della città contemporanea: il rapporto tra residenza e lavoro, la dicotomia città-campagna, le disparità territoriali tra Nord e Sud e i processi speculativi che segnarono profondamente il paesaggio urbano negli anni del boom economico e successivi.
A queste tre sezioni si aggiungeva una quarta, "Diritto alla città", dedicata alle lotte per una pianificazione urbana democratica, con particolare attenzione alla questione abitativa. Qui i curatori, in sintonia con i movimenti sociali degli anni Settanta, rivendicavano il ruolo della cittadinanza attiva nei processi decisionali: “È dunque alla città d’oggi che la parte finale della mostra rivolge la sua attenzione: alla città in cui viviamo, dove più aspre, in questi tempi recenti, si sono fatte le contraddizioni di classe e dove, con le trame nere e con la strategia della tensione, si cerca di bloccare e respingere indietro il processo d’emancipazione delle masse popolari e lo sviluppo del Paese” (De Micheli 1976).
La selezione delle immagini giocava un ruolo decisivo: opere pittoriche, caricature politiche, fotografie storiche e documenti visivi venivano affiancati a testi poetici e teorici, creando una interazione dialettica tra parola e immagine. Le litografie di Honoré Daumier relative alle insurrezioni popolari erano accostate ai versi di Arthur Rimbaud, mentre il Manifesto del Futurismo dialogava con i disegni architettonici di Antonio Sant’Elia, mostrando il nesso tra ideologia del progresso e trasformazioni urbane. Nella sezione finale, le fotografie delle manifestazioni degli anni Settanta restituivano la dimensione conflittuale della città reale, sottolineando come le dinamiche urbane non potessero essere comprese prescindendo dai movimenti collettivi che ne ridefinivano quotidianamente gli spazi.
Amico, Deianira (2025). "La storia dell’arte in viaggio. Le mostre didattiche itineranti come strumento di partecipazione critica nella Milano
degli anni Settanta", Senzacornice Journal, 1, 2025, pp. 27-45.
Capriolo, Andrea (2025). La Sperimentazione didattica “visualizzata”. Riflessioni sulla città in una serie di mostre alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, in Happening scenografie installazioni. Pensiero Esibito Radicale. Mostre dell'architettura in Italia, vol. 1, a cura di Anna Rosellini, Stefano Setti, Milano 2025, pp. 108-137.
De Micheli, Mario (1976). Prefazione, in La città ostile. La realtà urbana nelle sue contraddizioni storiche, catalogo della mostra (Milano 1976), Saronno 1976, p. sp.
La città ostile, Milano, 1976 (Andrea Capriolo, 2025), in "PER - Pensiero Esibito Radicale".
La città ostile, Milano, 1976 (Andrea Capriolo, 2025), in "PER - Pensiero Esibito Radicale"







