Mostra critica delle opere michelangiolesche
Nel 1964, in occasione del quarto centenario della morte di Michelangelo Buonarroti, Paolo Portoghesi e Bruno Zevi curarono la Mostra Critica delle Opere Michelangiolesche, allestita al Palazzo delle Esposizioni di Roma. L’esposizione fu uno dei primi esempi italiani di mostra d'architettura intesa non come semplice strumento documentario, ma come vero e proprio dispositivo critico e progettuale. Attraverso una complessa messa in scena multimediale, i curatori proposero una rilettura dell'opera michelangiolesca finalizzata non alla celebrazione, bensì all'attivazione di un dialogo diretto tra passato e presente.
La mostra si fondava su un presupposto ideologico chiaro, di vera e propria critica operativa (DULIO 2008, pp. 94-107): la possibilità di utilizzare il passato come risorsa operativa per il progetto contemporaneo (MICHELANGELO ARCHITETTO 1964). Portoghesi e Zevi, affiancati per l'allestimento dall'ingegnere Vittorio Gigliotti, intendevano proporre Michelangelo non come maestro inimitabile dell'arte rinascimentale, ma come figura paradigmatica per gli architetti del secondo dopoguerra, impegnati a superare i dogmi del funzionalismo. Il progetto critico si estendeva anche alla pubblicazione Michelangelo Architetto, in cui venivano messi in luce i tratti antiaccademici, sperimentali e spazialmente dinamici del linguaggio michelangiolesco, ritenuto un modello di "modernità alternativa".
L’allestimento, articolato in sezioni tematiche e supportato da plastici, fotografie, rilievi e ricostruzioni prospettiche, rifletteva una nuova sensibilità verso la dimensione spaziale dell'architettura. In linea con la lettura zeviana, il percorso espositivo privilegiava l'esperienza dello spazio, rifiutando approcci puramente formali o stilistici. Era, questa, una scelta teorica e politica, volta a ridefinire i criteri stessi della storiografia architettonica e a riportare la disciplina a una dimensione umanistica, legata al corpo e alla percezione.
La Mostra Critica delle Opere Michelangiolesche fu, in questo senso, un vero e proprio "manifesto" di un nuovo modo di fare storia dell'architettura: una storia orientata non al culto della forma ma alla comprensione delle relazioni spaziali, capace di incidere sulle pratiche progettuali del presente. Si trattava di una mostra "militante", tesa a sollecitare una riflessione collettiva sul ruolo della memoria storica nel contesto urbano moderno.
L'impatto culturale dell’iniziativa fu rilevante. Essa segnò per Portoghesi l'inizio di un uso sistematico della mostra come strumento critico e pedagogico, che avrebbe poi trovato pieno sviluppo nei decenni successivi, culminando nella direzione della I Biennale di Architettura di Venezia del 1980 (La presenza del passato). In retrospettiva, la mostra michelangiolesca si configura come il primo tassello di una strategia intellettuale più ampia, in cui l'esposizione assume il ruolo di dispositivo discorsivo e performativo, capace di mettere in scena – oltre che di raccontare – un progetto architettonico e ideologico.
DULIO 2008: Roberto Dulio, Introduzione a Bruno Zevi, Roma-Bari 2008.
MICHELANGELO ARCHITETTO 1964: Michelangiolo Architetto, catalogo della mostra (Roma 1964), a cura di Paolo Portoghesi, Bruno Zevi, Torino 1964.
Mostra critica delle opere michelangiolesche, Roma, 1964 (Andrea Capriolo, 2025), in "PER - Pensiero Esibito Radicale".





