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Superarchitettura

Superarchitettura
Anno
1966
Città
Pistoia
Regione
Toscana
Contesto espositivo
Galleria
Sede espositiva
Galleria Jolly 2
Promotore
Fernando Nerozzi
Progetto di allestimento
Natalini Adolfo
Tipologia
Esposizioni collettive
Scheda

La genesi della mostra Superachitettura nasce dall’incontro tra Fernando “Puppino” Nerozzi, direttore della Galleria Jolly 2 di via san Bartolomeo 17 a Pistoia, e Adolfo Natalini.
Nell’estate del 1966, Natalini, che da poco si è laureato presso la Facoltà di Architettura di Firenze, viene sollecitato dal gallerista a organizzare una mostra personale di design negli ambienti – “una specie di scantinato umido” (Corretti in Didero 2017, p. 66) – della galleria pistoiese. Per l’occasione, Natalini – che nel frattempo si è dato lo pseudonimo di Superstudio – rifiuta l’offerta fattagli, decidendo tuttavia di declinare la proposta in una mostra collettiva, invitando a esporre con lui anche i colleghi di Archizoom, collettivo anch’esso nato all’interno della medesima Facoltà fiorentina, che nel 1966 è formato da Andrea Branzi, Gilberto Corretti, Paolo Deganello e Massimo Morozzi.

La mostra, considerata per essere la prima esposizione di design radicale italiano, viene organizzata dal 4 al 17 dicembre del 1966: al suo interno vengono presentati oggetti d’arredo e di design, disegnati e costruiti per l’occasione in legno e cartone e “dipinti a smalto al modo di Roy Lichtenstein” (Gargiani, Lampariello 2010, p. 7). Essi sono posizionati nello spazio espositivo e vengono attorniati da “nuvole bianche contornate di nero, onde in giallo, violetto e verde scuro, e raggi solari” (Ibidem) dipinte da Natalini e affisse alle pareti, in modo da configurare l’ingresso cuneiforme della mostra. Da questo spazio, si entra nella sala espositiva vera e propria, dove gli oggetti d’arredo sono atti a creare dei veri e propri ambienti d’arte: oggetti che, ancora oggi, sono considerati come icone del design italiano (Didero 2017, p. 67).

Esposti negli angusti spazi della sala, accompagnati da una colonna sonora a diffusione di stile sixties (come Beatles, Rolling Stones e Jimi Hendrix), sono esibiti una serie di prototipi. Tra di essi, una chaise longue in legno colorato con due strisce di colore differente, rossa e verde, progettata da Natalini, costituita da due onde ricavate da un blocco di poliuretano segato in due parti da un taglio a S, che si incastrano e si sovrappongono tra di loro, modellando differenti configurazioni, e due modelli in cartone dipinto di lampade da tavolo, una a forma di quadrifoglio, l’altra di passiflora – da qui il nome proprio dell’opera, come successivamente prodotta – di Superstudio. Inoltre, sono presentate altre produzioni di Archizoom: Per aspera ad astra, ossia una cassettiera a rampa che riprende Rampa su rotelle, un mobile a cassettoni utilizzabile su due lati che Achille e Pier Giacomo Castiglioni avevano esposto nel 1965 presso la storica mostra La casa abitata, il Jukebox Supersonik, nonché due prototipi in cartone dipinto per lampade ispirate alla moda beat e capellona del tempo.

Vicini per gusto estetico alle coeve esperienze della Pop Art inglese e americana, esposte nel 1964 alla XXXII Esposizione internazionale d’arte di Venezia, che paventano il trionfo della società dei linguaggi e dei consumi della società di massa, gli oggetti mostrati sono debitrici, inoltre, delle tematiche del tempo libero, come teorizzate dalla XIII Triennale di Milano, a tale tema dedicata. In tal contesto, il recupero dell’immagine delle discoteche dei primi anni Sessanta, luoghi deputati agli svaghi del giovane, come il Piper di Roma, potrebbe essere preso come modello per l’ideazione di Superarchitettura. Inoltre, non manca il ripensamento delle idee dell’architetto britannico Cedric Price, e in particolare per il progetto del Fun Palace, un edificio polifunzionale, altamente tecnologico, progettato per ospitare spettacoli di vario genere: una struttura attentamente studiata dai gruppi di architettura radicale italiani, non solo per la mostra della quale si sta discutendo.

A riassumere tali stimoli, si può vedere il catalogo dell’esposizione, un semplice manifesto prodotto in tre colorazioni differenti – rosso su carta bianca, blu su carta gialla, rosso su carta gialla – a partire da un disegno di Natalini. In questo modo i due collettivi illustrano quanto da loro esposto: “la Superarchitettura è l’architettura della superproduzione del superconsumo, della superinduzione al superconsumo del supermarket, del superman e della benzina super”. Come si legge, tutte le esperienze ricordate partecipano a comporre l’ideale culturale della mostra pistoiese: adottando un linguaggio pop, gli oggetti esposti cercano di creare un ambiente non più separato dalla logica del lavoro e dalla società di massa, offrendo una soluzione alternativa ai miti prodotti dalla società capitalistica contemporanea, come la fabbrica, il parcheggio e il supermercato. Questi manufatti sono progettati per mettere in discussione i principi dell’ergonomia, della riproducibilità seriale e della componibilità, caratteristiche distintive del razionalismo funzionalista. L’obiettivo è di integrare nell’ambiente domestico gli oggetti pubblicitari, luminosi e cromaticamente vivaci della società dei consumi di massa. Questo approccio è espressamente confermato dagli Archizoom in un articolo del 1967 sul Corriere della Sera, dove dichiarano: “II tentativo (e la definizione di Superarchitettura lo dimostra) è quello di inserire l’architettura all'interno di quei canali di consumo in grado di agire nel comportamento di massa. Con questa operazione si comincia a constatare la fine di un certo tipo di design illuminato, frutto di un certo tipo di intellettuale che crede nel mito dell'intelligenza e del buon gusto come salvataggio del mondo” (Sottsass 1967, p. 37).

L’esposizione pistoiese attira l’attenzione di figure di spicco nel mondo del design, come Sergio Camilli, fondatore nel 1956 della celebre azienda di arredamento Poltronova, e Ettore Sottsass, suo stretto collaboratore e direttore artistico dell’azienda (Didero 2017, p. 66). La visita alla mostra si rivela determinante, tanto che Camilli e Sottsass, affascinati dalle idee innovative e dall’estetica sperimentale presentata, decidono di proporre un accordo formale ai due collettivi per avviare una produzione in serie degli oggetti esposti alla galleria gestita da Pupino Nerozzi. Da questa intesa prende il via una fruttuosa collaborazione tra Poltronova e i due gruppi radicali, che in breve tempo porta alla creazione di alcuni pezzi iconici del design italiano, come il divano Superonda e la lampada Passiflora, diventati esempi emblematici dell’incontro tra creatività e innovazione industriale.

Bibliografia

Didero, Maria Cristina (2017). Il design radicale non è mai esistito, in “Utopie Radicali. Oltre l’architettura, Firenze 1966-1976”, catalogo della mostra (Firenze 2018), a cura di Pino Brugellis, Gianni Pettena, Alberto Salvadori, Macerata 2017.

Gargiani, Roberto e Beatrice Lampariello (2010). Superstudio, Roma–Bari 2010.

Sottsass, Ettore (1967). "Arrivano gli Archizoom", Domus, 455, 1967.

Scheda a cura di
Andrea Capriolo
Come citare la scheda

Superarchitettura, Firenze, 1966 (Andrea Capriolo, 2025), in "PER - Pensiero Esibito Radicale".

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