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II Esposizione Italiana di Architettura Razionale

II Esposizione Italiana di Architettura Razionale
Anno
1931
Città
Roma
Regione
Lazio
Contesto espositivo
Galleria
Sede espositiva
Galleria d’Arte di Roma
Promotore
MIAR (Movimento Italiano per l’Architettura Razionale), Pietro Maria Bardi
Progetto di allestimento
Libera Adalberto, Minnucci Gaetano, Pagano Giuseppe, Pollini Gino
Tipologia
Esposizioni collettive
Scheda

Nel marzo del 1931 si inaugura a Roma, nella Galleria d’Arte di via Veneto, la II Esposizione Italiana di Architettura Razionale, promossa dal M.I.A.R. (Movimento Italiano per l’Architettura Razionale), con il sostegno diretto di Benito Mussolini. A differenza della prima esposizione del 1928, nata in maniera quasi clandestina, la seconda è un evento fortemente politico, che sancisce il tentativo dei razionalisti di imporsi come interpreti ufficiali della modernità fascista (NICOLOSO 2001 e 2025). A organizzarla sono figure centrali del movimento: Adalberto Libera, Gaetano Minnucci, Giuseppe Pagano, Gino Pollini. Ma l'elemento di svolta è il coinvolgimento di Pietro Maria Bardi, da poco nominato direttore della Galleria voluta e finanziata dal Duce (MARIANI 1989, p. 89).

La mostra presenta 123 opere di 46 architetti, tra cui progetti già realizzati come il Novocomum di Terragni, il Palazzo Gualino di Pagano, il pastificio Pantanella di Aschieri, la palazzina di Capponi sul Lungotevere. È un'esposizione densa di intenzionalità programmatica, pensata per confrontarsi direttamente con il potere, come dimostrano due gesti clamorosi. Il primo è la pubblicazione, firmata da Bardi, del libello Rapporto sull’architettura (per Mussolini), in cui si chiede l’intervento dello Stato per imporre il razionalismo come stile ufficiale del regime. Il secondo è la creazione della cosiddetta Saletta delle polemiche, all’interno della quale campeggia il Tavolo degli orrori: un collage fotografico, preparato da Bardi senza preavviso, che espone esempi di architetture considerate "mostruose", come la Torre dei Caduti di Piacentini a Bergamo o la Stazione Centrale di Milano di Stacchini.

Il messaggio è esplicito: il razionalismo non solo è architettura moderna, ma è la vera architettura del fascismo. L’effetto mediatico è enorme. La visita di Mussolini e la consegna del Rapporto occupano le prime pagine dei quotidiani (MATERIALI PER L’ANALISI DELL’ARCHITETTURA MODERNA 1976, p. 155.). Ma la provocazione produce anche una frattura. L'architetto Marcello Piacentini, fino ad allora percepito come interlocutore possibile del razionalismo, è attaccato frontalmente. In un intervento sul Giornale d’Italia, replica accusando il movimento di “internazionalismo bolscevico”, etichettandolo quindi come anti-italiano e potenzialmente anti-fascista (PIACENTINI 1931, p. 3). A questo si aggiunge la reazione di Alberto Calza Bini, segretario del Sindacato nazionale fascista architetti, che denuncia la mancanza di disciplina tra i giovani e cerca di ricondurre il MIAR sotto il controllo del regime.

La II Esposizione, più che un successo unitario, si rivela dunque una miccia esplosiva. Se da un lato porta il razionalismo al centro del dibattito culturale e politico, dall’altro genera divisioni profonde. Il MIAR, fondato appena un anno prima, si sfalda. Il gruppo romano si allontana, Minnucci si dimette, Piacentini fonda un nuovo fronte - il RAMI - e molti razionalisti cercano un compromesso. Persino Pagano, tra i promotori della mostra, accetta poco dopo di collaborare con Piacentini alla rivista Architettura e alla Città universitaria di Roma.

Secondo storici come Nicoloso e Zevi, la mostra segna la massima politicizzazione del razionalismo. Il suo impianto è coerente con i canoni del movimento moderno: funzionalismo, rifiuto del decorativo, impiego di cemento armato e vetro, un'estetica che aspira alla neutralità formale. Ma proprio questa neutralità, in un regime che cerca monumentalità, retorica e simbolismo, si rivela inadatta a diventare stile ufficiale. Mussolini, pur interessato inizialmente alla novità razionalista, finirà negli anni successivi per preferire il classicismo reinterpretato, meno ambiguo e più immediatamente celebrativo.

Dal dibattito scaturito, emerge com la II Esposizione di architettura razionale è un evento chiave per comprendere le dinamiche tra modernismo e fascismo. Ambiziosa e conflittuale, capace di portare la questione architettonica al centro della politica culturale del regime, essa finisce per mostrare i limiti di un progetto culturale che voleva coniugare avanguardia e autorità. Il razionalismo, pur non diventando mai lo stile del regime, dimostra in questa occasione di essere uno dei più potenti strumenti critici e progettuali della modernità italiana.

Bibliografia

NICOLOSO 2001: Paolo Nicoloso, Mussolini architetto. Propaganda e paesaggio urbano nell’Italia fascista, Torino, 2001.

NICOLOSO 2025: Paolo Nicoloso, "Le due esposizioni razionaliste. 1928 e 1931", in Mostrare l’architettura. Storie, progetti, innovazioni, dall’Unità d’Italia a oggi, a cura di Andrea Capriolo e Veronica Locatelli, Milano, 2025.

MANTERO 1984: Enrico Mantero, Il Razionalismo italiano, Bologna, 1984.

MARIANI 1989: Riccardo Mariani, Razionalismo e architettura moderna, Milano 1989.

MATERIALI PER L’ANALISI DELL’ARCHITETTURA MODERNA 1976: Materiali per l’analisi dell’architettura moderna. Il Miar, a cura di Michele Cennamo, Napoli 1976

M.I.A.R. 1931: M.I.A.R., L'architettura razionale italiana 1931, in Casabella, aprile 1931.

PIACENTINI 1931: Marcello Piacentini, “Difesa dell’architettura italiana”, Giornale d’Italia, 2 maggio 1931, p. 3.

ZEVI 1955: Bruno Zevi, Storia dell'architettura moderna, Torino, 1955.

Scheda a cura di
Andrea Capriolo
Come citare la scheda

II Esposizione Italiana di Architettura Razionale, Roma, 1931 (Andrea Capriolo, 2025), in "PER - Pensiero Esibito Radicale".

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